giovedì 13 agosto 2009
Hanoi, Sapa, Dien Bien Phu
Hanoi, 06.08. 2009
Viaggiare fotografando e Viaggiare sono 2 esperienze profondamente diverse, seppur entrambe meravigliose.
La prima è frutto di un relazionamento che pare strumentale, e può far pensare all'Altro che la relazione che instauriamo con lui non sia frutto di un interesse sincero.
In altre occasioni, tuttavia, la fotografia ha un potere immenso. La sola vista dell'apparecchio permette a volte di scavalcare rapidamente il livello superficiale della relazione: tutti sono un po' narcisi, e specialmente le persone più semplici e più povere non sono abituate a vedersi in foto. Danno ancora al ritratto quel valore rituale che da noi è divenuto dozzinale. Per questo, fare un ritratto e mostrarlo subito è come fare un regalo. Un regalo x il quale si ricevono sorrisi di ringraziamento di un'autenticità rara.
Viaggiare senza macchina, invece, permette a volte di sentire con maggiore profondità certi momenti che altrimenti, nel tentativo di fermarli attraverso l'obiettivo, può capitare di vivere con distanza. È in queste situazioni, o quando non ho la macchina a disposizione, che mi capita di scattare quelle che chiamo fotografie mentali. Ricordi fatti di luce, scene con colori veri e vividi ke mi torneranno alla mente come se avessi scattato.
Fotografia mentale
Il cielo su Hoi An il pomeriggio di ieri, quando una spessa coltre di nuvole all'orizzonte annunciava l'arrivo della pioggia e permetteva di vederne fisicamente l'arrivo. Patas ed io siamo seduti in un baretto lungo il fiume ed ammiriamo la forza di questo cielo sorseggiando una birra.
Fotografia mentale
A Hoi An, il mio ritorno in albergo avviene passando dentro il mercato della frutta, fatto di cunicoli stretti e bui. Ogni giorno passo più volte di qui, abbassando la testa x infilarmi tra bancarelle e tendoni fatti su misura x i vietnamiti.
Fotografia mentale
Il tramonto sotto la pioggia di monsone al tempio di Angkor Wat. Una salita di 15 minuti sotto uno scroscio d'acqua intensissimo, un'ora di attesa seduti sulle pietre millenarie guardando il cielo schiarirsi sopra la foresta e sulle risaie all'orizzonte.
Fotografia mentale
Il pomeriggio di sonno nella palafitta-dormitorio di Siem Reap, steso su un materasso sulle assi di legno, solo la zanzariera ed il tetto di bambù a separarmi dal monsone.
Fotografia mentale
La strada tra le colline oltre Nha Thrang, di notte, vista da dietro il bus fermo al benzinaio. Durante le fermate, mi piace allontanarmi dalla stazione di servizio e guardare la strada che sto percorrendo. Sento il Viaggio, sento i km che sto percorrendo. E questa strada caracollava di notte, su e giù per le colline, come quelle che da adolescente immaginavo trasportassero Kerouac e la beat generation nell'America degli anni '60.
L'Asia non è adatta agli occidentali claustrofobici. Gli spazi sono fatti su misura per i suoi abitanti, generalmente minuti. Raramente raggiungono il metresettanta di altezza, e le costole sono sempre visibili sui loro corpi magri. Di conseguenza, ovunque io vada devo stare attento alla testa, ai gomiti ed alle ginocchia.
Nei mercati, i tendoni che riparano le bancarelle dal sole mi arrivano spesso all'altezza del petto, i fili per stendere i panni, sparsi negli spazi esterni di ostelli e guesthouses, hanno rischiato più volte di tagliarmi la gola. Il bagno dell'autobus, in compenso, è talmente piccolo da essere perfetto per me: la distanza minima che c'è tra le mie spalle e le pareti, e tra la mia schiena e la porta, mi permette d'incastrarmi perfettamente e di non dondolare troppo mentre espleto i miei bisogni in corsa.
Sapa, 08.08.2009
La provincia di Lao Cai è la regione del Vietnam con la maggiore varietà etnica. Il gruppo più presente è quello dei khmong, ma in realtà solo questa etnia ha 5 o 6 sottogruppi con vesti e abitudini diverse tra loro.
Tutti questi gruppi si trovano nell'estremo settentrione del Vietnam – un paese per il resto omogeneo dal punto di vista etnico – per esser scappati dalla Cina e dal Laos in seguito a purghe e persecuzioni. Erano infatti appoggiati dal governo statunitense e dalla CIA durante la guerra d'Indocina (Francia&USA vs. Vietnam&Cambogia&Laos) e durante la guerra americana in Vietnam.
Gli americani, che da queste parti conducevano guerre segrete e meno segrete, finanziavano i khmong perchè questi ostacolassero comunisti, vietcong e nordvietnamiti nei loro spostamenti lungo l'Ho Chi minh Trail, un sentiero di diverse migliaia di km che attraversa Vietnam, Laos e Cambogia, utilizzato per rifornire di armi le truppe al fronte e per attaccare direttamente americani e governo sudvietnamita. A partire dal '75, quando anche in Laos ha avuto successo il partito comunista (il Pathet Lao, che secondo molti non sarebbe mai giunto al governo senza questa guerra) , i khmong hanno avuto problemi anche in Vietnam proprio per l'appoggio che avrebbero dato agli USA. Oggi molti di loro si sono trasferiti in Canada e negli USA stessi, diventando persino protagonisti dell'ultimo film di Clint Eastwood (Gran Torino).
Dien Bien Phu, 11.08.2009
Abbiamo deciso di provare a raggiungere il Laos attraverso la frontiera di Tay Thrang, 34km oltre Dien Bien Phu, sulla quale le informazioni sono molto limitate. Nessuna guida dà garanzie sulla possibilità concreta di ottenere il visto d'ingresso a questo passaggio, ma viaggiatori incrociati sul cammino e altre fonti ci hanno comunque reso ottimisti. Ci sarebbe un autobus ogni 2 giorni in partenza dall'ultima città vietnamita.
Da Sapa a Dien Bien Phu (il luogo dove i francesi hanno subito la sconfitta più bruciante dalle truppe vietnamite) sono 400km, ma abbiamo impiegato un'intera giornata in autobus per raggiungerla. La strada a tornanti si snoda ad un passo dalla Cina tra vallate di un verde raro, tocca città dai nomi più improbabili, diventa sterrata in fondo alla valle, dove inizia a costeggiare il fiume, e per ¾ del viaggio rimane tale.
Il nostro autista ha guidato con sicurezza tra pozze di fango e buche profonde, e ci ha portati sani e salvi a Dien Bien Phu, dove speravamo di trovare un collegamento per il Laos il giorno successivo. Purtroppo, alla stazione dei bus, tutto quello che l'addetta allo sportello della biglietteria sapeva dire era “Tomorrow no bus. After tomorrow I don't know”. Ad ogni altra domanda rispondeva con un sorryso, cioè con un “sorry” ed un sorriso.
La comunicazione è sicuramente la difficoltà maggiore di questo viaggio.
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sorryso
RispondiEliminapresentazione romana di un noto fruttoseme avente impieghi alimentari
sarà l'asia???
RispondiEliminacomunicare in giappone è stata la cosa + divertente